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SUL CONFRONTO CON LE OMBRE E SUL RITORNO

un viaggio con Mara Romero Borella

Alcuni incontri ti precedono. Quello con Mara Maravilla Romero Borella è stato uno di questi. Un giorno di Luglio ho pensato fosse il caso di contattarla dopo aver letto una sua interessante intervista in cui parlava di bullismo. Mesi prima spontaneamente avevo preparato un progetto psicologico proprio su questo tema a lei ispirato, e pensai che quella potesse essere una buona occasione per parlargliene. Di lei sapevo davvero poco e quello che sapevo ineriva la sua immagine di fighter per cui quella coincidenza mi sembrò importante. Il primo contatto con Mara fu telefonico: una voce limpida, allegra, che lasciava intendere uno spirito vivace e una natura ottimista e determinata. Al telefono la sua attitudine comunicativa mi colpì fin dalle prime battute come se il suo sorriso fosse percepibile anche da lontano. Si disse entusiasta del progetto e decidemmo di sentirci in tal senso. Solo qualche tempo dopo in Agosto, ci risentimmo e fu in quella occasione che Mara espresse l’idea di poter mettere a fuoco la sua situazione emotiva e psicologica, per usare al meglio le sue risorse mentali. Veniva da una sconfitta in un match combattuto, da un infortunio al ginocchio che aveva compromesso la continuità dei suoi allenamenti e da una serie di questioni che turbavano la sua serenità. Decidemmo di lavorare vedendoci una volta a settimana, tenendo conto del fuso orario con Miami (6 ore) e dei limiti dati dai colloqui online che precludono alcune possibilità date dal setting dal vivo, ma iniziammo il lavoro. Non avevamo un obiettivo a breve termine dovendo subordinare alla convalescenza sia l’allenamento sia la ripresa dei match, per cui ci occupammo per i primi mesi di mettere a fuoco quali fossero le risorse emotive e mentali di cui potevamo disporre, quali fossero i pensieri e gli automatismi che mantenevano in essere alcune difficoltà e quali fattori di disturbo persistessero nella sua quotidianità. Il lavoro psicologico sul trauma è una preziosa risorsa nello sport ad alto impatto nella misura in cui un infortunio o un KO pesante possono essere vissuti dall’atleta come una pesante battuta di arresto che allontana a data da destinarsi i propri sogni e con questi la possibilità di raggiungerli. L’immobilità fisica spesso costringe gli atleti a cedere ad una immobilità psicologica, e questo è un errore radicale nella presa in carico della salute del fighter. Una mente allenata non solo favorisce e accelera il percorso di recupero ma mette l’atleta in una condizione migliore per il ritorno in attività. Notai da subito in Mara una spontanea tendenza a fare tesoro dei momenti difficili utilizzandoli come occasione di miglioramento o di apprendimento, e così decidemmo di usare il tempo concesso dalla convalescenza per curare a tutto tondo gli aspetti più importanti anche se solitamente meno considerati nella preparazione mentale al match: l’armonizzazione della situazione quotidiana attraverso l’ascolto emotivo, la costruzione del team di lavoro, la messa a fuoco dei punti di forza e l’allenamento mentale per affrontare con concentrazione gli obiettivi che l’allenamento e la progressiva guarigione dischiudevano. Ogni passo era quindi una conquista stabile e strutturante. Alcune questioni inerenti il remoto passato che nel frattempo emersero nel corso del cammino assieme generarono stati d’animo turbolenti, ma offrirono una grandissima occasione per comprendere chi intorno a lei fosse autenticamente interessato al suo benessere, consentendo di chiudere alcune situazioni che pesavano ormai da tempo sullo sfondo. La scelta del team che avrebbe composto l’angolo richiese moto tempo ed ascolto interiore. L’interferenza emotiva che può causare un team di lavoro disarmonico è spesso sottovalutata. A volte si scelgono i team in base alle eccellenze nei rispettivi ambiti, ma il team di lavoro è un organismo in comunicazione e non singole eccellenze all’opera, la cui testa e cuore è per l’appunto data dall’atleta, il quale deve sentirsi accompagnato e protetto da ogni membro che ha quindi la responsabilità della propria emotività in funzione dell’obiettivo comune. Passo passo l’atteggiamento di Mara verso i tempi di recupero, verso le proprie capacità e verso la propria determinazione e forza mentale divenne sempre più solido e chiaro. Il match arrivò e così il camp da preparare, e con questo la necessità di giungere in forma e al peso adatto alla preparazione specifica. Riflettemmo sulla possibilità di affidarsi a professionisti della nutrizione e i risultati arrivarono. Mara era sempre più simile alla miglior versione di se stessa e giorno per giorno cresceva fiducia e precisione nella preparazione, lavoro sui dettagli, sulla preparazione tecnica e atletica e sul giusto atteggiamento mentale per favorire la sincronia tra corpo e mente nei vari momenti del camp. Sabato a Fortaleza, a quasi un anno dal suo esordio in UFC, abbiamo visto fin dall’ingresso una atleta diversa. Concentrata e presente, la sua maturità e consapevolezza erano profondamente modificate. Nella vita e nei combattimenti è principalmente nelle difficoltà che possiamo intravedere lo spirito combattivo di un individuo, quella forza che ci consente di capire che c’è qualcosa di importante per cui lottare, qualcosa per cui non è possibile cedere. A Fortaleza per pochi secondi, siamo rimasti con Mara tutti senza respiro, sentendo con lei una morsa alla gola che poteva spegnere le luci e chiudere un match che sin sulla carta si prospettava difficile, tecnico, faticoso, mentalmente avverso, contro una atleta che combatteva in casa, contro una atleta imbattuta, contro un pubblico schierato, contro lo spettro di un infortunio che a volte fa vacillare le certezze e fa sentire cambiati, feriti, compromessi. Motivi tutti per cui vale la pena non cedere e continuare a lottare. E così abbiamo visto Mara tenere duro e liberarsi, nella gabbia come nella vita, di quegli aspetti soffocanti che la trattenevano, sciogliendo i nodi e ribaltando le sorti del round e infine del match, dimostrando maturità e tenacia, consapevolezza e fiducia nel game plan e nella conduzione dell’angolo oltre che una notevole forza mentale. Una atleta nuova, una nuova condizione da cui partire forti di un potenziale che non è ancora esploso del tutto, forti di alcuni aspetti mentali che raffinati possono fare la differenza, forti di tutto quanto non è ancora stato detto e visto ma che presto si vedrà. Sabato Mara ci ha mostrato dentro l'ottagono più famoso del mondo che i sogni si possano incontrare, grazie al duro e quotidiano lavoro. Ci ha mostrato il suo ritorno. La via è lunga ma ogni passo è un passo in meno che ci separa dal traguardo. Bentornata Mara! SI SEDES NON IS Andrea Vianello – I Figli di Eracle

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